venerdì 23 settembre 2016

Who are you?

11 giugno 2007. Arena di Verona. Gli Who tornano in Italia dopo trentacinque anni di assenza.
Io non c’ero.
Per questo, per me e per molti altri, essere presenti a Bologna, per un concerto poco sperato, è un privilegio, anzi un sogno.
L’atmosfera fuori dall’Unipol Arena di Casalecchio di Reno è quasi da sagra di paese e l’unica cosa che richiama realmente agli Who è la presenza di qualche Lambretta e una Vespa dovutamente “specchiattata”.
Anche all’interno l’atmosfera da “concertone” viene un po’ a mancare.
Dopo gli Slydigs, un buon gruppo spalla, sullo schermo scorre una presentazione video amichevole ed ironica: i saluti degli Who ad amici e parenti italiani, il divieto di fumare perché Roger è allergico, il ricordo di Keith Moon e di John Entwistle, la presentazione dei nuovi musicisti (Simon Townshend, Pino Palladino, Zak Starkey, John Corey, Loren Gold, Frank Simes) ed i ringraziamenti a chi lavora dietro le quinte.
- Restate Calmi Arrivano Gli WHO -
Dal momento che calmi lo si è già, gli Who, dopo un’entrata semplice e senza scenografie, partono forte con I Can’t Explain, seguita da The Seeker e da Who Are You, a dimostrazione che la musica, oggi sempre più condita con immensi effetti speciali, sa fare il suo lavoro anche da sola.
Calma finita. Arriva il rock.
Pete è diventato sordo, per quanto tranquillizzi che sta bene, strilla nel microfono al punto di coprire Roger. Ma dagli strilli di Pete e dalla sua chitarra secca che ha spianato la strada al punk, e dalle stecche di Roger, riconosco finalmente gli Who, nonostante l’atmosfera da concerto di John Mayer ed il prato di telefonini.
La scaletta soddisfa pienamente i requisiti di un tour celebrativo dei cinquant’anni di carriera.
Fra The Kids Are Alright che sembra riferita allo stesso gruppo, una commovente Behind Blue Eyes, un’urlata My Generation e una Baba O’Riley di tutto rispetto, c’è posto per le opere rock, Quadrophenia e Tommy: 5:15, I’m One, The Rock, Love, Reign O’er Me, Eminence Front, Amazing Journey, Sparks, The Acid Queen, l’immancabile Pinball Wizard e See Me, Feel Me che sfocia nell’epica Listening To You.
Si sente la mancanza di Keith Moon e di John Entwistle, inutile negarlo, benché Zak Starkey e Pino Palladino siano musicisti di calibro e ce la mettano tutta. Roger, dal canto suo, non si spreca troppo con le stecche e preferisce rimanere sul sobrio.
Nonostante questo il rock arriva forte e preciso.
Impossibile non saltare.
Fra gli inconfondibili mulinelli di Pete Townshend e i lanci di microfono di Roger Daltrey, gli Who ci regalano due ore di energia.
Urlo di Roger, si arriva alla fine con Won’t Get Fooled Again e leggendaria scivolata di potenza di Pete.
Roger ci augura buona fortuna e tutti a casa.
Niente bis.
Qualche piccola malinconia gli Who se la tirano dietro, ma Quadrophenia non ne è forse intrisa?