venerdì 23 novembre 2012

Recensione di "Demoni in soffitta" su Sognando Leggendo

È difficile cercare di definire Demoni in soffitta. Sicuramente potremmo iniziare a dire che si tratta di un esperimento, un volume al confine tra la poesia, un insieme di racconti e pensieri sparsi, lasciati fluire su un foglio di carta con la stessa intensità con cui scriviamo sul nostro diario. Ci avventuriamo in questo viaggio composto da 25 componimenti, partendo da un poster della route 66, quasi a simboleggiare il viaggio che ci aspetta, per gettarci a capofitto nei nostri ‘demoni’, quelle riflessioni moleste che di solito, per non affrontare, preferiamo relegare in un luogo buio e lontano da noi.
Dal senso della vita, alla politica, passando per la legalizzazione della droga, per finire con un’invettiva sulla società e le sue contraddizioni: la Canepa non si censura e cerca di trattare quasi tutti i temi che possono influenzare la nostra quotidianità, usando come filo conduttore la musica, presenza che aleggia su tutti i pezzi, oserei dire strutturandoli. Infatti, i pensieri ricordano per la loro metrica e le ripetizioni i testi di canzoni, composte dalla Canepa per se stessa e per noi. Data l’incisione che quest’arte ha nella vita della scrittrice, membro di diverse band, non risulta difficile capire come la musica permei ogni cosa, soprattutto quegli argomenti che scavano nell’intimità dell’autrice e, idealmente, in quella dei lettori.
Demoni in Soffitta sembra nascere da un bisogno profondo di dire qualcosa, di farsi sentire: il vero problema è che finisce per non dire nulla, scagliandosi contro la società e il sistema, ma utilizzando frasi fatte che poi così anticonformiste non sono. Le tematiche affrontate sono inoltre trattate nello stesso modo e così ogni componimento, seppure diverso, sembra sempre uguale, solo una diversa declinazione della stessa rabbia, disillusione e passionalità: i concetti non vengono arricchiti, ma sembrano slogan triti e ritriti. Alla fine il tentativo però è apprezzabile e dimostra che non è vero che i giovani d’oggi sono solo dei ‘bamboccioni’ svogliati, ma anzi: hanno voglia di fare, sentono la necessità di urlare contro un sistema che non li lascia parlare.
Voto: 2/5 (stelle)